Le date sono certe, il biglietto per la Sicilia è già nella tua casella di posta elettronica, hai già una mappa di Catania e sai già cosa visiterai nei dintorni ma non hai ancora deciso dove passerai le tue notti catanesi. Quali quartieri di Catania scegliere? Un albergo? Un bed and breakfast? Una casa? E se prendo una casa, dove? Quali quartieri? Quanto lo voglio “local” il mio soggiorno a Catania?

Mettiamoci d’accordo sulle connotazioni che diamo alla parola “locale”: Intendiamo “dove la gente del posto va a bere e mangiare?” o “dove la gente vive come si vive a Catania”? Nel primo caso, è facile trovare quel che cerchi. Nel secondo, anche. Ovunque, infatti, la gente vive come si vive a Catania. Come altrove, la differenza la fanno lo stile di vita e l’ambiente sociale, per il resto, con tutte le differenze del caso, non essendo Catania città turistica, è abitata da catanesi dappertutto, anche se un po’ dappertutto, in quasi tutti i quartieri di Catania ormai, vivono persone di altre nazionalità, residenti, semiresidenti, studenti e lavoratori di passaggio.

Una piccola Chinatown esiste, ma più a causa della concentrazione di attività nei pressi del mercato, dove molti cinesi lavorano e hanno bottega, e della propensione di questi – in armonia con la cultura local – a fare “casa e putìa” (: bottega. “Avere casa e bottega adiacenti, vivere e lavorare nello stesso luogo.” NdT)

La comunità cinese è ben radicata nell’economia locale del commercio, all’ingrosso e al dettaglio, e abita con densità maggiore le aree circostanti il mercato cittadino.

La piazza del mercato storico di Catania, a’ Fera o Luni – detta così perché un tempo si svolgeva solo il Lunedì – la domenica, quando il mercato è chiuso, e la sera, è molto apprezzata dai locali d’oriente, che tengono non di rado lì all’aperto lezioni e pratiche di Tai Chi, mentre i bambini scorazzano sui tricicli. Sembrano molto meno preoccupati dei locali del luogo dell’odore non proprio gradevole che emana la piazza, nonostante i lavaggi quotidiani degli operatori comunali.

Ci passano tutti, dal mercato, aperto ogni giorno dalle 7 alle 14 e gremito di gente sempre.

La sera stanno aperti un paio di chioschi frequentati per lo più dalle comunità indo-orientali e da qualche residente nel quartiere che chiacchierano e bevono una birra al fresco.

Dove cenare

Appena dietro la piazza, si dipana invece una piccola arteria della vita sociale catanese: via Gemmellaro incrocia via Pacini e prosegue diventando vico Santa Filomena, il salotto dei catanesi che amano i ristoranti per la loro funzione sociale.

Gastrobirrerie, ristoranti di pesce, hamburgerie a km zero, eccellenti pizzerie, pub e il caffè Città Vecchia, impiantato sull’antico bar storico di via Pacini: nella zona retrostante il mercato, fino a pochi anni fa sede soprattutto di depositi e magazzini degli ambulanti di Piazza Carlo Alberto, in via Gemmellaro, è in corso uno di quei fenomeni tipici di gentrificazione, anche se in realtà, i cinesi avevano già gentrificato i locali e di genuinamente popolare non c’era più nulla da un pezzo, in quelle zone lì.

Le recenti ristrutturazioni, l’istituzione di aree pedonali a opera del Comune incentivano positivamente la rivalutazione della zona e la ricostruzione degli spazi comuni, messi a disposizione di nuovo dei cittadini.

Piazza Carlo Alberto è un luogo magnifico, e te ne accorgi soprattutto la domenica mattina, quando è semivuota, e t’incanta per l’ampiezza, la luce, l’aria che dominano questo grande ovale, un tempo e in parte ancora elegante raccordo tra la nobile via Etnea e l’operoso e un tempo popoloso quartiere di San Berillo.

Oggi a Catania la chiamiamo La Vecchia San Berillo, un tempo quartiere fitto di vicoli e case basse, poi espropriato e raso al suolo per questioni di sanità e igiene pubbliche, dicevano, e destinato a essere oggetto di ricostruzione, seguendo un piano regolatore mai pervenuto, a oggi. Vecchia per distinguerla dalla cosiddetta Nuova San Berillo, dove interi casermoni residenziali sorgevano negli anni Sessanta dall’oggi al domani, e dove i residenti del quartiere del centro storico di Catania, espropriati, furono all’epoca dirottati a vivere.

In origine, un dedalo di stradine che congiungevano l’elegante via Umberto alla zona del barocco, amalgamando e integrando entro il tessuto e la socialità urbani San Berillo, che nel tempo aveva cominciato a maturare la propria vocazione manifatturiera e artigiana, e trovava nel Mercato e nei residenti dei ceti più abbienti delle aree limitrofe, naturale bacino di domanda. Oggi, San Berillo esiste nelle poche stradine rimaste intorno a un vialone largo e vacuo, Corso Martiri della Libertà, poi Corso Sicilia, che raccorda come uno stradone socialista nel barocco di Praga le due parti del Cuore pulsante del centro storico di Catania.

Le zone vecchie di San Berillo rimaste in piedi sono invece state per anni – e sono in parte tuttora – quartiere a luci rosse di Catania, con molte case chiuse improvvisate nei bassi fatiscenti degli antichi vicoli. La città si era sempre mostrata abbastanza tollerante anche per la relativa tranquillità con cui le lavoratrici e i lavoratori del sesso avevano sempre operato. Dopo un’ondata di desiderio di pubblico decoro e qualche retata che non ha arginato il fenomeno né creato forme di tutela per chi vi rimane coinvolto, è nata invece nella zona l’Associazione Trame di Quartiere, spesasi generosamente e a lungo nel ricucire il tessuto sociale della zona, spronando i residenti e i lavoratori a fare rete e rendersi attiva parte del processo di riqualificazione del quartiere attraverso la costruzione di arredi urbani, incontri, mostre, cene popolari che negli ultimi anni stanno finalmente cominciando a restituire a San Berillo l’attenzione di una città che ne aveva messo da parte il destino.

Mettendone da parte anche noi il destino per il momento, mentre raccontandovene divagavo, eccoci arrivati in Piazza Stesicoro: lo snodo, l’incrocio, la Piccadilly catanese. Impossibile scendere in centro senza passare da piazza Stesicoro. Lo scrigno che conserva sottoterra i resti dell’impero, le vestigia della Catania romana, fatta di terme e anfiteatri, cripte e cunicoli.
Quartieri di Catania. Via Etnea e Piazza Stesicoro.

Centro storico di Catania

Se la scelta dell’alloggio cade sull’albergo, è probabile che soggiornerai in questa zona, o un po’ più a sud, nella parte “nobile” del centro storico, quella rimessa a nuovo ma non del tutto, intorno a via Etnea. Sontuosi edifici barocchi celano cortili, terrazze e volte di enormi dimore, dove gli alberghi cinque stelle e le vetrine dei negozi si alternano alle chiese. Indubbiamente c’è Catania lì, senza trucco, senza inganno, senza troppo sfarzo e con punte agrodolci di decadenza. Il mercato sta a fianco alle boutique e la signora catanese frequenta entrambi senza alzare il sopracciglio.

Se invece sei di quelli che contribuiscono ad alimentare il trend airbnb, case vacanze, stay local e stai a cucina’ pure in viaggio, be’, la scelta si fa sterminata, e la possibilità di esperire il luogo come uno del posto si fanno potenzialmente sconfinate, quasi nessun quartiere è troppo distante dal centro e con la metropolitana ormai abbastanza estesa si arriva in meno di mezz’ora nel cuore barocco di Catania.

Se “ghetti” esistono, a Catania, sono soprattutto i catanesi a ritrovarvisi ad abitare, ma difficilmente chi vive in un quartiere vive il suo tempo interamente lì, e in città “scendono” tutti abbastanza spesso, come si nota dalle code in uscita dalle tangenziali che raccordano le periferie.

Ciononostante. Ci sono obiettivamente quartieri di Catania – o quattèri – più quartieri di altri, più catanisazzi di tutti. Quelli dove si concentra non il folklore ma le abitudini peggiori e al tempo stesso le espressioni migliori della Magna Anima del catanese. Dove capita che la vicina ti regali un pezzo di parmigiana appena fatta ma se le posteggi davanti casa, dove lei a luglio, la sera deve mettere la sedia , sul marciapiede, dove “ciuscia e s’arrifrisca”, può incazzarsi al punto, se particolarmente verace, da autografarti la ruota della macchina.

Uno di questi quartieri popolari circonda Piazza Federico di Svevia, una delle piazze più belle di Catania, frequentata, abbastanza vivace e sicura per farci una passeggiata di giorno e cenare o prendere una bibita al chiosco la sera, ammirando il Castello Ursino, edificato da Federico II e sopravvissuto interamente a colate laviche e terremoti.

San Cristoforo e il Castello Ursino

Non è particolarmente pericoloso alloggiare vicino al Castello Ursino, a San Cristoforo o in via (del) Plebiscito. Se, come in altre città, qualcuno vuol derubarti, lo farà anche nelle zone “bene”.

La zona è peraltro ricchissima di bed and breakfast e appartamenti vacanze, di case di studenti e di giovani famiglie figlie della borghesia, e ormai in quasi tutte le aree del centro storico catanese o immediatamente prospicienti, si vedono turisti e forestieri girare, uscir di casa in ciabatte a comprare il pane o le granite in strada proprio come farebbe un catanese. Mediamente, Catania non è una città ostile a chi viene da fuori, anzi.

Diciamo che a grandi linee, il tipo di struttura ricettiva che sceglierai per la tua vacanza determinerà la tua esperienza della città.

Se è vero che in certi quartieri in apparenza aumenta la possibilità di subire furti, è anche vero che nelle stesse zone salgono alle stelle le possibilità di fare l’esperienza più vera di Catania, compreso l’essere travolto dall’ospitalità, dalla prodigalità dei catanesi, del fare a gara a chi si rende più utile e simpatico con chi non è del posto.

Non è una leggenda il senso di accoglienza dei siciliani e dei catanesi, come non è una leggenda che avvengano scippi o furti o rapine. Ma non per questo Catania è davvero meno sicura di altre città del mondo.

 

 

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